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Come fare per

Di seguito è possibile consultare le linee guida e scaricare la modulistica per la presentazione delle varie istanze di autorizzazione, per effettuare segnalazioni o trasmettere semplici comunicazioni relative ai beni archeologici. Clicca sull'elenco per andare direttamente alla sezione di tuo interesse.
  1. Consultazione degli archivi e studio materiale archeologico.

  2. Archeologia preventiva.

  3. Richiesta di concessione di scavo e ricerche archeologiche.

  4. Segnalazione detenzione materiale archeologico.

  5. Comunicazione rinvenimenti fortuiti.

  6. Scavi nel comune di Venezia

  7. Scavi in comune di Quarto d'Altino

  8. Consegna documentazione di scavo

 

1. Richiesta di consultazione degli archivi e studio dei materiali archeologici (artt. 106, 107, 108, 122, 124,  D.lgs. 42/2004, Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio)

La richiesta di cui sopra dovrà essere presentata in formato .pdf preferenzialmente via posta elettronica, ordinaria all’indirizzo sabap-ve-lag@beniculturali.it (possibilmente inserendo per conoscenza anche il funzionario di zona competente), oppure via PEC all’indirizzo  mbac-sabap-ve-lag@mailcert.beniculturali.it.
Qualora si voglia produrre il formato cartaceo, questo può essere consegnato a mano in singola copia presso la sede della Soprintendenza di Palazzo Ducale (Piazza S. Marco 1, lunedì, mercoledì e giovedì, 09:00-12:30/15:00-17:00; martedì e venerdì ore 09-12:30).
Nell’oggetto della lettera deve essere innanzitutto inserita la definizione “Richiesta di accesso all’archivio archeologico” o “Richiesta di autorizzazione allo studio di materiali archeologici”, a seconda del tipo di istanza che si intende produrre, seguita dalla località da cui provengono i materiali e le relazioni che si intendono studiare.

Si ricorda che l’accesso agli archivi e ai magazzini deve essere preventivamente concordato con l’Ufficio, e che la consultazione degli archivi e lo studio dei materiali archeologici seguono due iter lievemente diversi. Per facilitare la compilazione dell’istanza sono resi disponibili ai link sottostanti due moduli:
    • Richiesta di accesso all’archivio dati territoriali dell’area Patrimonio Archeologico, scaricabile qui.
    • Richiesta di autorizzazione allo studio ed alla fotoriproduzione di materiali archeologici, scaricabile qui. Si ricorda che nessun canone è dovuto per le fotoriproduzioni richieste od eseguite da privati per uso personale o per motivi di studio, oppure da soggetti pubblici o privati per finalità di valorizzazione, purché attuate senza scopo di lucro. I richiedenti sono comunque tenuti al rimborso delle spese sostenute dall’amministrazione concedente (Art. 108, c. 3 del D.Lgs 42/2004).
     
L’eventuale pubblicazione delle riproduzioni di beni culturali deve essere preventivamente autorizzata dal competente Ufficio Tutela della Soprintendenza (responsabile dott. Antonella Troncon, antonella.troncon@beniculturali.it).
 

odt-large.png Consultazione archivi                  odt-large.png Studio materiale archeologico    

 

 


2. Lavori pubblici – adempimenti obbligatori in materia di archeologia preventiva (Art. 25 D.Lgs. 50/2016, Codice dei Contratti Pubblici e Circolare ex DG Archeologia n. 1/2016)

 

In caso di lavori pubblici le stazioni appaltanti devono trasmettere, prima dell’approvazione, copia del progetto di fattibilità, oppure uno stralcio contenente le informazioni necessarie ai fini archeologici, ed il documento di valutazione archeologica preventiva (Art. 25, c. 1).

Una procedura corretta e puntuale di archeologia preventiva, oltre a rappresentare un obbligo di legge, permette una migliore programmazione dell’opera pubblica e riduce sensibilmente il rischio dell’aumento dei costi e del prolungamento dei tempi dovuto a rinvenimenti fortuiti.

Il documento di valutazione archeologica preventiva deve contenere:

- gli esiti delle indagini geologiche ed archeologiche preliminari;

- l’esito della ricognizione di dati d’archivio e bibliografici;

- l’esito delle ricognizioni di superficie;

- la lettura geomorfologica del territorio;

- l’interpretazione delle foto aeree.

Il documento di valutazione archeologica preventiva può essere redatto dai Dipartimenti archeologici delle Università o da soggetti privati in possesso di diploma di laurea e specializzazione o dottorato di ricerca in archeologia, solo se iscritti nell’elenco degli operatori abilitati alla redazione del documento di valutazione archeologica, ai sensi del D.M. 60/2009.

Gli elenchi, tenuti dalla Direzione Generale Educazione e Ricerca del Ministero, sono consultabili dalle stazioni appaltanti sul sito www.archeologiapreventiva.beniculturali.it.

Sulla base della documentazione ricevuta, la Soprintendenza può motivatamente sottoporre l’intervento alla verifica preventiva dell’interesse archeologico, ai sensi del c. 3 del già citato art. 25, entro il termine di 30 giorni, prolungato a 60 giorni nel caso di opere infrastrutturali o di rete. In caso di incompletezza della documentazione trasmessa o approfondimenti istruttori i termini sono sospesi fino alla consegna delle integrazioni richieste.

La verifica preventiva consiste in diverse attività archeologiche sul campo comprendenti:

- carotaggi;

- prospezioni geofisiche e geochimiche;

- saggi e sondaggi di scavo.

Se queste analisi non evidenziano alcun deposito di interesse archeologico, la Soprintendenza conclude il procedimento senza ulteriori approfondimenti, fatta salva la possibilità di prescrivere un’assistenza archeologica in corso d’opera agli scavi.

Solo nel caso invece emergano elementi archeologicamente significativi la Soprintendenza attiva una seconda fase, integrativa della progettazione definitiva o esecutiva dell’opera pubblica.

 

workflow.png  workflow dell'iter procedimentale.

 

 

 3. Richiesta di concessione di scavi e ricerche archeologiche

 

1. NORMATIVA

Art. 88 e 89 del D.lgs. 42/2004

Le attività di ricerca archeologica sono riservate al Ministero per i Beni e le Attività Culturali e del Turismo, che può svolgerle direttamente oppure affidarle in concessione ad altri soggetti pubblici o privati.

Art. 88. Attività di ricerca

1. Le ricerche archeologiche e, in genere, le opere per il ritrovamento delle cose indicate all’articolo 10 in qualunque parte del territorio nazionale sono riservate al Ministero.

2. Il Ministero può ordinare l’occupazione temporanea degli immobili ove devono eseguirsi le ricerche o le opere di cui al comma 1.

3. Il proprietario dell’immobile ha diritto ad un’indennità per l’occupazione, determinata secondo le modalità stabilite dalle disposizioni generali in materia di espropriazione per pubblica utilità. L’indennità può essere corrisposta in denaro o, a richiesta del proprietario, mediante rilascio delle cose ritrovate o di parte di esse, quando non interessino le raccolte dello Stato.

Art. 89. Concessione di ricerca

1. Il Ministero può dare in concessione a soggetti pubblici o privati l’esecuzione delle ricerche e delle opere indicate nell’articolo 88 ed emettere a favore del concessionario il decreto di occupazione degli immobili ove devono eseguirsi i lavori.

2. Il concessionario deve osservare, oltre alle prescrizioni imposte nell’atto di concessione, tutte le altre che il Ministero ritenga di impartire. In caso di inosservanza la concessione è revocata.

3. La concessione può essere revocata anche quando il Ministero intenda sostituirsi nell’esecuzione o prosecuzione delle opere. In tal caso sono rimborsate al concessionario le spese occorse per le opere già eseguite ed il relativo importo è fissato dal Ministero.

4. Ove il concessionario non ritenga di accettare la determinazione ministeriale, l’importo è stabilito da un perito tecnico nominato dal presidente del tribunale. Le relative spese sono anticipate dal concessionario.

5. La concessione prevista al comma 1 può essere rilasciata anche al proprietario degli immobili ove devono eseguirsi i lavori.

6. Il Ministero può consentire, a richiesta, che le cose rinvenute rimangano, in tutto o in parte, presso la Regione od altro ente pubblico territoriale per fini espositivi, sempre che l’ente disponga di una sede idonea e possa garantire la conservazione e la custodia delle cose medesime.

Circolari della ex Direzione Generale Archeologia

24/2012, 8/2013, 18/2013,12/2014, 3/2015 e 6/2016.

 

Sentenze

Consiglio di Stato, sez. VI, sentenza n. 2302/2015 (sull’illegittimità per gli enti territoriali proprietari a pretendere il premio di rinvenimento).



2. PROCEDURA

  • Ai sensi del Codice dell’Amministrazione Digitale (D.Lgs. 82/2005) tutta la documentazione prevista dovrebbe essere inviata preferenzialmente in formato digitale, laddove possibile via PEC (mbac-sabap-ve-lag@mailcert.beniculturali.it), oppure per normale posta elettronica (sabap-ve-lag@beniculturali.it). Si ricorda inoltre, ai sensi dell’art. 45 del già citato D.Lgs 82/2005, che i documenti trasmessi da chiunque ad una pubblica amministrazione con qualsiasi mezzo telematico o informatico, idoneo ad accertarne la fonte di provenienza, soddisfano il requisito della forma scritta e la loro trasmissione non deve essere seguita da quella del documento cartaceo originale.

  • Nell’oggetto della mail deve essere innanzitutto inserita la definizione “richiesta di concessione per scavo archeologico”, seguita dalla località in cui si intende fare lo scavo e dal nome del richiedente la concessione e/o dell’istituzione a cui appartiene.

  • La richiesta di concessione o di rinnovo deve essere inoltrata alla Soprintendenza, accompagnata da un elenco di documenti obbligatori. Il termine di consegna, normalmente entro la fine dell'anno precedente a quello per cui si chiede la concessione, viene indicato ogni anno dalla Direzione Generale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio. Il termine di presentazione è tassativo.

  • Entro e non oltre il 31 gennaio dell’anno per il quale si chiede la concessione, la Soprintendenza inoltra copia informatica della richiesta alla citata Direzione Generale corredandola del proprio parere.

  • La Direzione Generale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio concede o nega l'autorizzazione e lo comunica contestualmente alla Soprintendenza e al Concessionario.

  • Nel caso di rilascio dell'autorizzazione da parte della Direzione Generale, la Soprintendenza chiede al Concessionario e al Direttore di scavo di sottoscrivere un documento di accettazione in cui i soggetti interessati, oltre a comunicare le date di scavo, si impegnano a rispettare determinate norme inerenti le modalità organizzative dello scavo, le condizioni di sicurezza dei depositi, gli interventi di conservazione e restauro ed i rapporti con la Soprintendenza; si impegnano, inoltre, a presentare la documentazione richiesta a fine scavo.

  • La Soprintendenza avverte dello scavo in corso il Comando dei Carabinieri di zona e l'Amministrazione Comunale.

 

ELENCO DOCUMENTI OBBLIGATORI

Gli enti richiedenti la concessione di scavo dovranno inviare in un'unica spedizione alla Soprintendenza, sia per i rinnovi sia per le nuove richieste, i seguenti documenti ordinati secondo la numerazione progressiva di seguito riportata (si prega di indicare nel nome del file di ciascun documento il numero relativo).

a. Istanza di concessione di scavo, datata e firmata dal legale rappresentante dell'ente richiedente, in cui dovrà essere chiaramente indicato il nominativo dell'unico direttore di scavo (ferma restando la possibilità di condividere tra più soggetti la responsabilità scientifica della ricerca) e dovranno essere elencati tutti gli enti coinvolti a vario titolo nel progetto.

b. Piano economico dettagliato commisurato all'impegno che il richiedente la concessione intende assumere e, nel caso di concessioni pluriennali, articolato ad annum, sottoscritto dal legale rappresentante, che dovrà essere comprensivo di cifre riservate rispettivamente al restauro di strutture e materiali mobili e alla messa in sicurezza e/o alla ricopertura dell'area di scavo a fine campagna, ciascuna non inferiore al 15% dello stanziamento economico complessivo. Al piano economico sarebbe opportuno allegare la documentazione attestante l'effettiva disponibilità delle cifre indicate. Si sottolinea che potrebbero essere richieste integrazioni in tal senso.

c. Relazione programmatica sottoscritta dal Direttore di scavo, che illustri sinteticamente le attività di ricerca previste, gli obiettivi della campagna di scavo;

d. Planimetria georeferenziata dell’area di scavo su planimetria catastale e su CTR, con indicazione del foglio di mappa e delle particelle e/o porzioni da occupare, anche attraverso file in formato ESRI shapefile (specificando il SR utilizzato)

e. Curriculum breve del Direttore di scavo, ove non già fornito in precedenza;

f. Organigramma da cui si evincano ruoli e istituzioni di appartenenza dei membri dello staff che abbiano incarichi o posizioni di responsabilità sullo scavo;

g. Dichiarazione di rinuncia al premio di rinvenimento da parte del concessionario sottoscritta dal suo legale rappresentante e corredata da copia del documento di identità in corso di validità;

h. Dichiarazione di rinuncia al premio di rinvenimento da parte del direttore e dei membri dello staff, che abbiano incarichi o posizioni di responsabilità sullo scavo, corredata da copia del documento di identità in corso di validità;

i. Dichiarazione di rinuncia al premio di rinvenimento da parte dei membri dello staff, che abbiano incarichi o posizioni di responsabilità sullo scavo, corredata da copia del documento di identità in corso di validità, oppure attraverso una dichiarazione del direttore di scavo a nome di tutti i partecipanti allo scavo;

j. Dichiarazione di rinuncia al premio di rinvenimento e di assenso all’accesso all’area di scavo da parte dei proprietari degli immobili, corredata da copia del documento di identità in corso di validità. In alternativa, sarà possibile presentare un documento di presa in carico dell'eventuale premio da parte del concessionario. Si ricorda che la dichiarazione di rinuncia deve essere richiesta anche nel caso in cui il proprietario sia un ente pubblico territoriale (fatta eccezione per il Demanio);

k. Dichiarazione, sottoscritta dal direttore di scavo e/o dall'ente richiedente la concessione, relativa alla copertura assicurativa di tutti i partecipanti allo scavo e/o copia delle relative polizze assicurative.

Le richieste di rinnovo dovranno inoltre essere corredate da:

l. Relazione scientifica dell'ultima campagna effettuata, sottoscritta dal Direttore di scavo, corredata da una selezione di immagini (planimetrie e foto), al fine di illustrare sinteticamente i risultati delle indagini. Si richiede, inoltre, espresso riferimento alle attività di conservazione e restauro effettuate sulle strutture e sui materiali mobili portati in luce e/o alle soluzioni adottate per la messa in sicurezza e la ricopertura dell'area di scavo.

m. Copia cartacea della scheda immessa nel sito Fastionline, relativamente alla campagna dell'anno precedente;

n. Dichiarazione dell’avvenuta consegna dell’elenco dettagliato di tutti i materiali, anche frammentari, consegnato entro 30 giorni dalla fine della campagna precedente, e della documentazione di scavo, secondo le norme predisposte dalla Soprintendenza, entro 6 mesi dalla fine della precedente campagna;

 

Per facilitare la compilazione dell’istanza di concessione e la produzione degli allegati richiesti è reso disponibile il modulo predisposto, scaricabile qui sotto. Si prega in ogni caso di mantenere nel titolo dei file la denominazione (All_a, All_b, All_c etc.) degli allegati previsti nel modulo.

 

odt-large.png Modulo concessione di scavo   

 

 

4. Comunicazioni relative alla detenzione e/o al possesso di materiale archeologico (Art. 91, D.Lgs. 42/2004).


La normativa vigente attribuisce allo Stato la proprietà di quanto di interesse artistico, storico e/o archeologico rinvenuto sotto terra o in mare a partire dall’anno 1909, facendo riferimento alla legge n. 364 del 1909. Dopo tale data il possesso di reperti archeologici è ritenuto lecito solo in presenza di documenti o altri titoli che ne attestino il regolare acquisto o lascito ereditario, oppure la consegna dei suddetti reperti da parte dello Stato quale quota parte del premio di rinvenimento.
Il possesso illecito di reperti archeologici prevede, ai sensi dell’art. 176 c. 1 del D.Lgs. 42/2004 (Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio), la reclusione fino a tre anni e una multa fino a 516,50 €.

Occorre premettere che stabilire se il possesso sia lecito, in assenza dei documenti adeguati, non rientra tra le competenze della Soprintendenza, alla quale spetta solo definire se l’oggetto sia autentico e la valutazione del grado di interesse culturale da cui dipenderà l’eventuale proposta di vincolo.

La comunicazione da parte del privato del possesso o della detenzione di materiale archeologico deve pervenire nella forma di dichiarazione sostitutiva di atto notorio, firmata digitalmente oppure sottoscritta con firma autografa e accompagnata da copia del documento di identità.

La comunicazione di cui sopra dovrà essere presentata in formato .pdf (eventualmente come scansione dell’originale) preferibilmente a mezzo PEC, all’indirizzo mbac-sabap-ve-lag@mailcert.beniculturali.it, oppure per posta elettronica ordinaria all’indirizzo sabap-ve-lag@beniculturali.it. Qualora si voglia produrre il formato cartaceo, questo può essere consegnato a mano in duplice copia presso la sede della Soprintendenza di Palazzo Ducale (piazza S. Marco 1, lunedì, mercoledì e giovedì, 09:00-12:30/15:00-17:00; martedì e venerdì ore 09-12:30).

Nell’oggetto della lettera deve essere innanzitutto inserito il Comune, l’indirizzo con numero civico del luogo dove si trovano i reperti, seguito dalla definizione “Comunicazione inerente il possesso o la detenzione di reperti archeologici”. Per facilitare la compilazione dell’istanza è reso disponibile il modulo predisposto, scaricabile qui.

La comunicazione di cui sopra deve essere corredata da immagini dei reperti e di tutta la documentazione eventualmente presente che possa testimoniare, anche indirettamente, il possesso precedente al 1909.

 

odt-large.png Modulo comunicazione detenzione

 

 

   
5. Rinvenimenti fortuiti. (Artt. 90-93, D.Lgs. 42/2004, Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio).


L’art. 90 del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio stabilisce che chi scopre fortuitamente reperti, contesti o strutture di carattere archeologico è tenuto entro 24 ore a fare denuncia al Soprintendente, al Sindaco o all’autorità di pubblica sicurezza.
Nel caso del Soprintendente, la denuncia può avvenire:
    • telefonicamente (041-5204077, 041 2710111);
    • via fax (041-5204526);
    • via PEC (all’indirizzo mbac-sabap-ve-lag@mailcert.beniculturali.it);
    • via email (all’indirizzo sabap-ve-lag@beniculturali.it);
    • personalmente (presso gli uffici di Venezia, piazza S. Marco 1, lunedì, mercoledì e giovedì, 09:00-12:30/15:00-17:00; martedì e venerdì ore 09-12:30).

Lo scopritore ha l’obbligo di provvedere alla conservazione temporanea di ciò che ha rinvenuto, garantendone la sicurezza anche richiedendo l’ausilio della forza pubblica, possibilmente mantenendolo nel luogo del rinvenimento. In ogni caso eventuali spese sostenute sono rimborsate dal Ministero.

La normativa vigente attribuisce allo Stato la proprietà di quanto di interesse artistico, storico e/o archeologico rinvenuto sotto terra o in mare, ai sensi dell’art. 91 del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio.
Il Ministero corrisponde un premio di rinvenimento allo scopritore fortuito (fino ad un quarto del valore del bene), se ha ottemperato agli obblighi previsti, e al proprietario dell’immobile dove è avvenuto il ritrovamento (anche per costui fino ad un quarto del valore), ai sensi degli articoli 92 e 93 del Codice.
L’impossessamento illecito di reperti archeologici appartenenti allo Stato prevede, ai sensi dell’art. 176 c. 1 del D.Lgs. 42/2004 (Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio), la reclusione fino a tre anni e una multa fino a 516,50 €.


 

 

6. Trasmissione di comunicazioni relative all’esecuzione di opere di scavo in edifici e immobili del territorio comunale di Venezia NON sottoposti a vincolo

(B.U.R. 7/12/1999 n. 106, norme tecniche di attuazione p. 4 e successive Varianti al P.R.G. del territorio comunale di Venezia).

Le Varianti al Piano Regolatore Generale del Comune di Venezia hanno introdotto o precisato specifiche norme volte alla tutela del patrimonio archeologico, differenti a seconda della zona interessata, secondo la seguente tabella.

Località

VPRG

Riferimento NTA

Previsioni

Obbligo di marca da bollo

Venezia (Dorsoduro, Castello, Cannaregio, San Polo, Santa Croce, San Marco, Giudecca)

Venezia città antica

1.8

Tutte le opere che prevedono scavi, di qualunque tipo, devono essere comunicate alla Soprintendenza, che ha facoltà di opporsi entro 30 giorni.

no

Tessera, Favaro Sud e Nord, Dese Sud e Nord, Carpenedo, Marocco, Zelo, Trivignano, Asseggiano, Chirignago

Centri storici minori

29

Nessuna previsione aggiuntiva rispetto a quanto indicato nel Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio (D.Lgs. 42/2004).

no

Mestre

Centro Storico di Mestre

29

Nelle aree indicate come a “controllo archeologico”, qualsiasi intervento di manomissione del suolo e del sottosuolo deve essere preventivamente autorizzato dalla competente Soprintendenza.

Marghera

Città giardino di Marghera

29

Nessuna previsione aggiuntiva rispetto a quanto indicato nel Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio (D.Lgs. 42/2004).

no

Terraferma

Territorio comunale residuo in terraferma

70

Nelle aree indicate come di “interesse archeologico”, precisamente riportate nella tavola 13.1, qualsiasi intervento che ecceda le normali operazioni di coltura deve essere comunicato alla competente Soprintendenza almeno 90 giorni prima dell’inizio dei lavori.

no

San Clemente, San Servolo, San Secondo, Sacca Sessola, Lazzaretto Nuovo, San Francesco del deserto, Certosa

Laguna e isole minori

3.7

Tutto il territorio interessato è area di tutela archeologica, quindi ai sensi del comma 12.11 delle NGTA qualsiasi intervento deve essere autorizzato dalla Soprintendenza.

Lido

Lido

1.6

Tutte le opere che prevedono scavi, di qualunque tipo, devono essere comunicate alla Soprintendenza, che ha facoltà di opporsi entro 30 giorni.

no

Burano, Mazzorbo, Torcello

Burano, Mazzorbo e Torcello

1.10

Gli interventi di alterazione dello stato attuale del suolo, del sottosuolo e degli specchi d’acqua deve essere preventivamente autorizzato dalla competente Soprintendenza.

Sant’Erasmo, Vignole

Sant’Erasmo, Vignole

nn

Nessuna previsione aggiuntiva rispetto a quanto indicato nel Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio (D.Lgs. 42/2004).

no

Murano

Murano

1.6

Tutte le opere che prevedono scavi, di qualunque tipo, devono essere comunicate alla Soprintendenza, che ha facoltà di opporsi entro 30 giorni.

no

Pellestrina

Pellestrina

nn

Nessuna previsione aggiuntiva rispetto a quanto indicato nel Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio (D.Lgs. 42/2004).

no

La normativa urbanistica propone dunque due fattispecie di istanza: la comunicazione obbligatoria e la richiesta di autorizzazione. La comunicazione o la richiesta di autorizzazione di cui sopra dovrà essere presentata, a firma del committente o del direttore dei lavori, in formato .pdf preferenzialmente a mezzo PEC, all’indirizzo mbac-sabap-ve-lag@mailcert.beniculturali.it, oppure per posta elettronica ordinaria all’indirizzo sabap-ve-lag@beniculturali.it. Qualora si voglia produrre il formato cartaceo, questo può essere spedito oppure consegnato a mano in singola copia presso la sede della Soprintendenza di Palazzo Ducale (piazza S. Marco 1, lunedì, mercoledì e giovedì, 09:00-12:30/15:00-17:00; martedì e venerdì ore 09-12:30).

Nel caso in cui gli immobili interessati da lavori siano anche sottoposti a vincolo monumentale, architettonico o archeologico, il proprietario dovrà inviare apposita richiesta ai sensi dell’art. 21 del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio. In quel procedimento sarà anche ricompreso il parere previsto dalla normativa comunale.

Al fine di permettere una adeguata istruttoria agli Uffici della Soprintendenza ed evitare quindi possibili ritardi per il committente, la comunicazione o l’istanza dovrà pervenire a questa Soprintendenza almeno 30 giorni prima dell’inizio dei lavori.

Nell’oggetto della lettera deve essere innanzitutto inserito l’indirizzo (località o isola, via/piazza o sestiere e numero civico), seguito dalla definizione “esecuzione opere di scavo su immobili del territorio comunale di Venezia non sottoposti a vincolo”. Per facilitare la compilazione dell’istanza è reso disponibile un modulo predisposto.

A corredo della comunicazione di cui sopra andranno allegati:

  1. relazione tecnica sulle opere di scavo previste, con indicazione degli estremi catastali dell’edificio ed esplicita dichiarazione da parte del Direttore dei Lavori o della Proprietà circa l’insussistenza di vincolo (archeologico e/o monumentale). La relazione può contenere informazioni circa l’eventuale manomissione, già avvenuta in passato a qualunque titolo, del sedime interessato da lavori (ad esempio fosse settiche preesistenti);
  2. inquadramento topografico puntuale dell’immobile interessato dai lavori, su CTR o su mappa catastale;
  3. planimetria dell’edificio con posizionamento dei manufatti fognari di progetto, di cui si forniranno viste in pianta e sezione, complete di misure e quote di scavo;
  4. copia dell’autorizzazione del competente Ufficio del Comune di Venezia, qualora già rilasciata, o dell’istanza presentata;
  5. documentazione fotografica del piano terra dell’edificio.

Nella domanda non dovrà essere indicato in via preliminare il nominativo di un professionista archeologo, che dovrà invece essere comunicato in un secondo tempo qualora la Soprintendenza ritenga opportuno prescrivere l’assistenza archeologica ai lavori.

A questo proposito si precisa che l’archeologo incaricato dovrà essere un professionista in possesso di adeguata formazione ed esperienza professionale, ai sensi dell’art. 9 bis del D.Lgs. 42/2004, ma non è prevista l’iscrizione in nessun elenco ufficiale presso questa Soprintendenza.

Per completezza d’informazione, ricordiamo che il solo elenco ufficiale di archeologi professionisti, ai sensi del D.M. 60/2009, riguarda unicamente i lavori pubblici per le conseguenti disposizioni di archeologia preventiva (art. 25 del D.Lgs. 50/2016) e non le committenze private.

Si ricorda che in ogni caso eventuali ritrovamenti occasionali di possibile interesse archeologico o paleontologico devono essere obbligatoriamente denunciati entro 24 ore alla Soprintendenza o al Sindaco (ai sensi dell’art. 90 del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio). In assenza di tale denuncia, sia il possesso dei reperti, sia il danneggiamento di strutture e contesti di interesse archeologico sono puniti penalmente dalla legge.

Si ricorda infine che nel caso gli interventi o parte di essi riguardino anche i prospetti esterni degli edifici (ad es. innalzamento o abbassamento di soglie, messa in opera di bocchette di areazione o sfiato), il nulla osta eventualmente rilasciato ai sensi del Piano Regolatore Generale del Comune non sostituisce in alcun modo l’autorizzazione paesaggistica (art. 146, D.Lgs. 42/2004) che dovrà essere richiesta presso i competenti uffici comunali.

 

odt-large.png  modulo istanza scavi Comune di Venezia

 

7. Scavi in comune di Quarto d'Altino

 

coming-soon-500x357.png

 

 

8. Linee guida per la consegna della documentazione di scavo

 

Sono disponibili al download le nuove linee guide adottate dalla Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per il comune di Venezia e Laguna per la compilazione e la consegna della documentazione di scavo: tutti gli operatori sono tenuti ad attenervisi scrupolosamente al fine di garantire l'uniformità e progressiva standardizzazione dei dati archeologici.

 

 linee_guida.png  Linee guida consegna documentazione di scavo

 

 

 

 

 

 

 

 

ultima modifica 2018-08-02T16:30:30+02:00

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