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Storia dell'Archivio Fotografico della Soprintendenza

L’Archivio Fotografico della Soprintendenza è costituito da circa 100.000 immagini fotografiche, gran parte realizzate in bianco e nero, a cui si deve aggiungere un notevole numero di fotocolor e diapositive.

 Si tratta di materiale eseguito a compendio delle quanto mai varie attività svolte da questo istituto a partire dalla fine del secolo scorso ai giorni nostri.

Sono foto che documentano i lavori eseguiti, le operazioni di vincolo e di tutela, le campagne di catalogazione delle opere d’arte presenti nel territorio nonchè eventi particolari.

Già alla fine dell’Ottocento, la Soprintendenza sentì l’esigenza di fornire, anche attraverso la fotografia una documentazione del patrimonio artistico e monumentale di cui si occupava. Nel 1895 Federico Berchet, allora direttore dell’Ufficio Regionale per la Conservazione dei Monumenti del Veneto (antica denominazione di questa Soprintendenza), provvedeva infatti all’installazione del primo Laboratorio Fotografico.

Proprio in quegli anni, veniva avviata una particolare campagna fotografica riguardante i paramenti e gli arredi sacri presenti nelle chiese veneziane; le lastre in vetro alla gelatina recano una data compresa tra il 1897 ed il 1907; hanno quale soggetto piviali, coprimense, croci, ostensori, reliquari, calici, appartenenti ai tesori dei piu’ importanti edifici religiosi del territorio lagunare.

E’ evidente l’importanza di questa documentazione così precoce: ora ci permette di raffrontare lo stato di conservazione attuale con quello di circa un secolo fa, mentre gia’ allora offriva la possibilità di una visione quasi diretta e ravvicinata di oggetti che nelle chiese si possono, anche oggi, vedere solo frettolosamente e con difficoltà.  

Le immagini dell’Archivio Fotografico sono fonte di molteplici ed interessanti notizie: scorrendo le fotografie dei più importanti complessi monumentali veneziani e anche di quelli meno significativi, si ottengono spesso le informazioni dirette piu’ disparate e utili per la storia del monumento nel suo insieme.

Della basilica di Santa Maria Gloriosa dei Frari, per esempio, esiste una documentazione quanto mai corposa relativa agli interventi di restauro dal 1903 ad oggi. Lo stesso dicasi della chiesa dei Santi Giovanni e Paolo: proprio in questo caso, le vecchie fotografie della grande vetrata e del Portale sono stati un valido aiuto allo storico dell’arte nel corso dei recenti restauri. Altro esempio: la chiesa di San Nicolò dei Mendicoli.

Attraverso le vecchie fotografie si possono osservare le trasformazioni che ha subìto in questo secolo la facciata della chiesa, e trarre informazioni dirette sugli accorgimenti tecnici usati e della prassi operativa seguita nel corso degli interventi.

In occasione di gravi emergenze, guerre o calamità naturali, è ancor più sentita la preoccupazione di conservare il patrimonio artistico o quanto meno la memoria fotografica dell’opera d’arte: durante le due guerre mondiali si effettuarono, pur con fatica a causa della carenza di materiale fotografico e di personale specifico, tutto arruolato, campagne fotografiche delle chiese del territorio e delle protezioni messe in opera a difesa dei principali monumenti.

Il Ministro stesso, in questi casi, inviava alle Soprintendenze circolari che invitavano tali organismi a provvedere all’esecuzione di documentazione fotografica degli edifici a rischio e di quelli danneggiati.

A proposito famose sono le foto del Palazzo Ducale nel 1915: la Scala dei Giganti è completamente protetta da sacchi di sabbia; imponenti tamponamenti in mattoni conferiscono un aspetto medievale al palazzo.

Originale è l’immagine del 1940 dello smontaggio del cavallo del monumento al Colleoni dove una folla assiste curiosa  all’avvenimento.

L’Archivio Fotografico attualmente segue un’ordinazione di tipo topografico: all’interno di questa suddivisione trovano posto, in ordine alfabetico, gli edifici religiosi, quelli civili, soggetti particolari quali sculture esterne, Palazzo Ducale, piazza San Marco, mostre, musei e gallerie, Gallerie dell’Accademia, protezioni di guerra, Basilia di San Marco, ecc.

La fotografia, corredata dei dati identificativi dell’oggetto fotografato e del numero di inventario che permette di risalire alla data di esecuzione, viene quindi incollata su appositi cartoncini e posta in cassettiere.

Certamente tale sistema di archiviazione, che fino a ieri poteva sembrare funzionale, risulta oggi quanto mai sorpassato e la necessità di una catalogazione il più possibile standardizzata e quindi in grado di trasmettere più facilmente le informazioni attraverso sistemi di automazione è sempre più sentita e urgente.

Pur tenendo presente che le finanze del Ministero per i Beni Culturali e Ambientali sono quanto mai esigue e insufficienti a coprire le iniziative che si allontanano dai sistemi e dalle metodologie già in uso, è stato avviato un diverso sistema di archiviazione in grado di rispondere alle nuove esigenze perseguendo alcuni obiettivi fondamentali.

Primo fra tutti l’informatizzazione dell’archivio. Tale operazione consentirà di evitare la consultazione continua e diretta del materiale originale e di conseguenza anche le problematiche relative alla conservazione dei materiali cartacei. Sarà poi quanto mai facilitata la ricerca per indici diversi: per autore, tema iconografico, tecnica, località, ubicazione, datazione, numero di inventario, ecc.

L’archivio così informatizzato potrà essere poi posto in collegamento con altri centri di documentazione privati o pubblici della città in modo da consentire l’acquisizione, in tempi brevi, di quante più notizie possibili sull’argomento richiesto. Sarà inoltre snellita la procedura inerente alla consultazione che grazie a terminali potrà essere effettuata anche senza recarsi obbligatoriamente negli uffici della Soprintendenza.

ultima modifica 2018-05-28T13:13:38+02:00

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